In breve
Il percorso del carbonio dall'aria, attraverso foglie, radici e vita del suolo, fino all'humus e ritorno: dove l'uso del suolo lo interrompe e come richiuderlo.
Come il carbonio attraversa un paesaggio vivo
Ogni foglia è una pompa di carbonio. Alla luce, le piante prendono anidride carbonica dall'aria e la trasformano in zuccheri, e dagli zuccheri in foglie, legno, radici e frutti. Una parte di questo carbonio torna nell'aria in poche ore con la respirazione della pianta. Una parte diventa il corpo della pianta. E una parte che sfugge facilmente scende dritta verso il basso: le radici rilasciano zuccheri e altre sostanze nel suolo che le circonda, nutrendo batteri e funghi, e molte piante scambiano zucchero con i funghi della micorriza in cambio di acqua e fosforo.
Sopra terra il carbonio torna al suolo come foglie cadute, legno morto, frutti caduti e letame. Lombrichi, acari, funghi e batteri lo smontano. La maggior parte viene di nuovo espirata come anidride carbonica. Non è un fallimento ma il ciclo al lavoro, perché la stessa decomposizione libera i nutrienti di cui ha bisogno la generazione successiva di piante. Una parte minore finisce in forme che restano: frammenti legati all'argilla e al limo, chiusi negli aggregati del suolo o lasciati come residui di microrganismi. Questa riserva stabile è ciò che chiamiamo humus.
Le radici contribuiscono a questa riserva più di quanto la loro quota nella pianta lasci pensare. In una prova di campo con la veccia vellutata, il cui carbonio era marcato con un isotopo, alla fine della stagione vegetativa restava nel suolo quasi la metà del carbonio delle radici, ma solo il 13 per cento di quello delle parti aeree. Ciò che arriva sotto terra, a diretto contatto con i minerali e con la vita del suolo, ha più probabilità di restare.
Le dimensioni sono enormi. Secondo la carta mondiale del carbonio del suolo della FAO, i primi 30 centimetri dei suoli del pianeta contengono circa 680 miliardi di tonnellate di carbonio, più dell'intera vegetazione della Terra.
Tocca una stazione per vedere le tecniche che chiudono il ciclo in quel punto.
Con la luce del sole le foglie prendono anidride carbonica dall'aria e la trasformano in zuccheri. Ogni foglia verde in più è un ingresso nel ciclo.
- Foresta commestibile (Food Forest)Un bosco coltivato di piante commestibili e utili disposte a strati, progettato per funzionare come una foresta naturale autosufficiente.
- AgroforestazioneUn sistema d'uso del suolo che combina deliberatamente alberi e arbusti con colture o bestiame sullo stesso appezzamento.
- PolicolturaColtivare più specie vegetali insieme sullo stesso terreno nello stesso tempo, invece di una sola coltura in isolamento.
- Piante pioniereSpecie che colonizzano per prime il suolo nudo o degradato e lo rendono abitabile per tutto ciò che segue, con ombra, radici e nutrienti.
- Alberi baliaAlberi e arbusti rapidi e resistenti che accompagnano i giovani alberi nei primi anni: attenuano sole, vento e siccità finché il protetto sta da solo.
- Rinverdimento (regreening)Riportare vegetazione viva e fertilità su terre inaridite, arrestando e invertendo lo scivolamento verso il deserto, in inglese regreening.
Gli alberi immagazzinano carbonio per decenni, gli olivi antichi per secoli. Disboscamento e fuoco lo liberano di nuovo in poco tempo.
- Ulivi millenariUlivi di oltre mille anni, compresi gli antichi olivastri della Sardegna, tra gli alberi viventi più antichi del Mediterraneo.
- LeccioLa quercia sempreverde del Mediterraneo, dall'ombra densa e dalle radici profonde, l'albero a cui il paesaggio torna quando gliene si dà modo.
- Sughera (quercia da sughero)Quercia sempreverde mediterranea la cui spessa corteccia isolante si può estrarre ogni decennio senza danneggiare l'albero, e che sopravvive al fuoco.
- Sistema silvopastoraleL'unione voluta di alberi, foraggio e animali al pascolo sullo stesso terreno, in modo che tutti e tre si sostengano a vicenda.
Dove si interrompe: Disboscamento e fuoco (Desertificazione)
Foglie, rametti e potature sono carbonio fissato. Sul suolo nutrono la vita del terreno, nel fuoco si perdono in fumo.
- PacciamaturaUno strato di materiale organico o minerale steso sul suolo che riduce l'evaporazione, rinfresca la terra, frena l'erosione e nutre la vita del suolo.
- CompostResidui organici che gli organismi del suolo, con aria e umidità, trasformano in materia scura e friabile che nutre la vita del suolo e restituisce nutrienti.
- Pacciamatura a strati (sheet mulching)Costruire suolo dall'alto: materiale organico a strati su terreno indisturbato, e la decomposizione fa il lavoro di un aratro.
- Piante da biomassaPiante a crescita rapida coltivate soprattutto per le loro potature: tagliate più volte, forniscono pacciame e sostanza organica direttamente sul posto.
- Cultura a cumulo (hügelkultur)La cultura a cumulo è un metodo di permacultura: un cumulo su legno sepolto in decomposizione che trattiene l'acqua e cede nutrienti lentamente.
Dove si interrompe: Bruciare le potature
Le radici cedono una parte dei loro zuccheri direttamente al suolo. Il carbonio delle radici vi resta spesso più a lungo di quello delle foglie.
- InerbimentoCopertura vegetale permanente o stagionale tra alberi e filari al posto del suolo nudo; frena ruscellamento ed erosione e nutre suolo e insetti utili.
- Pacciamatura vivaCopertura vegetale bassa e viva che cresce accanto alla coltura e protegge il suolo; nel Mediterraneo è verde d'inverno e d'estate secca in paglia.
- SovescioPiante coltivate apposta per nutrire il suolo: di solito leguminose con graminacee, tagliate in fioritura e lasciate a terra come biomassa e azoto.
- Piante azotofissatriciPiante che ospitano batteri o attinobatteri capaci di convertire l'azoto atmosferico in forma utilizzabile, fertilizzando il suolo attorno a sé.
- VetiverGraminacea tropicale cespitosa con radici profonde e resistenti, piantata in siepi fitte sulle curve di livello per consolidare i versanti e frenare l'erosione.
Funghi e microbi elaborano il carbonio. Una parte viene respirata, una parte diventa materiale stabile dell'humus.
- MicorrizaLa simbiosi sotterranea tra radici e funghi: i funghi portano acqua e fosforo, la pianta restituisce zuccheri e vitamine.
- Rete trofica del suoloGli organismi che vivono nel suolo, da batteri e funghi ad acari e lombrichi. Insieme digeriscono la materia morta e ne fanno cibo per le piante.
- Crosta biologicaUna pelle viva sul suolo nudo e arido, fatta di cianobatteri, alghe, licheni e muschi. Lega la superficie e la protegge da vento e acqua.
Dove si interrompe: Aratura (Compattazione del suolo)
Nell'humus e sulle particelle minerali il carbonio può restare legato a lungo, finché il suolo resta coperto e indisturbato.
- HumusLa frazione scura e stabile della sostanza organica del suolo: trattiene acqua e nutrienti e dà a un terreno vivo colore, odore e struttura.
- Struttura del suoloIl modo in cui le particelle del suolo si riuniscono in grumi, con i pori tra di essi. Decide come un suolo respira, beve e lascia passare le radici.
- BiocharMateriale stabile simile al carbone, ottenuto scaldando materia vegetale con poco ossigeno, miscelato al suolo per migliorarne struttura, acqua e vita.
- Terra pretaSuolo scuro creato dall'uomo in Amazzonia, formatosi in secoli con carbone, cenere, ossa, cocci e rifiuti domestici, e fertile ancora oggi.
- Analisi del suoloMisura in laboratorio di un campione di suolo: pH, sostanza organica, nutrienti, calcare, sali e sodio, da leggere insieme alle prove di campo.
- Prova della vangaSi estrae con la vanga un blocco di suolo e lo si esamina sul posto: grumi, radici, lombrichi, odore e strati compattati.
Dove si interrompe: Erosione dello strato fertile (Erosione del suolo)
La vita del suolo espira di nuovo anidride carbonica. Su suolo nudo e caldo avviene più in fretta; ombra e copertura la rallentano.
- PacciamaturaUno strato di materiale organico o minerale steso sul suolo che riduce l'evaporazione, rinfresca la terra, frena l'erosione e nutre la vita del suolo.
- Pacciamatura mineraleUna copertura del suolo di ghiaia, pietre o cenere vulcanica che riduce l'evaporazione e ferma l'erosione; dura decenni ma non apporta sostanza organica.
- Pacciamatura vivaCopertura vegetale bassa e viva che cresce accanto alla coltura e protegge il suolo; nel Mediterraneo è verde d'inverno e d'estate secca in paglia.
- Alberi baliaAlberi e arbusti rapidi e resistenti che accompagnano i giovani alberi nei primi anni: attenuano sole, vento e siccità finché il protetto sta da solo.
Dove si interrompe: Suolo nudo e caldo
Dove l'uso abituale della terra spezza il ciclo
Il ciclo funziona finché valgono due condizioni: un apporto costante di materia vegetale e un suolo che resti coperto, ombreggiato e in gran parte indisturbato. L'uso abituale della terra toglie l'una o l'altra, o entrambe, e il carbonio fuoriesce in più punti.
Aratura e suolo nudo. Rivoltare la terra rompe gli aggregati ed espone all'aria la sostanza organica protetta, che la vita del suolo consuma poi in fretta. Il suolo nudo al sole si scalda e perde le sue reti di funghi. In un clima caldo questo accelera il ritorno del carbonio nell'aria, mentre l'apporto di materiale fresco si interrompe.
Erosione. Lo strato superficiale scuro, ricco di humus, è il più leggero e il primo ad andarsene. Ogni pioggia intensa sul suolo scoperto trascina sostanza organica a valle, nei fossi e nei fiumi.
Bruciare e disboscare. Quando le potature vengono bruciate ai margini del campo, o la macchia viene tagliata e incendiata, il carbonio che avrebbe potuto nutrire il suolo torna direttamente nell'aria. In molti oliveti tradizionali del Sud Italia i residui di potatura si bruciano ancora sul posto.
Asportare senza restituire. Raccolto, fieno e legna lasciano la terra ogni anno. Se nulla ritorna, il lato dell'apporto del ciclo si restringe.
Il risultato complessivo si può stimare. Uno studio di modellazione globale valuta la perdita di carbonio del suolo dovuta all'agricoltura in ben oltre 100 miliardi di tonnellate negli ultimi 12.000 anni, calcolati sui primi due metri di suolo. Nell'Europa meridionale il deficit si vede sulla carta: su circa tre quarti della superficie, considerando tutti gli usi del suolo, il carbonio organico modellato dello strato superficiale non supera il due per cento. Estati secche, una lunga storia di pascolo, fuoco e aratura e l'erosione sui pendii hanno reso molti suoli mediterranei sottili e chiari.
Le tecniche che richiudono il ciclo
Richiudere il ciclo del carbonio significa due cose: portare più carbonio nel suolo e perderne meno lungo la strada.
Più foglie, per più mesi. Una foresta commestibile o un sistema di agroforestazione sovrappone più piani di chiome sullo stesso suolo, così su ogni metro quadrato più luce diventa materia vegetale. La policoltura tiene qualcosa di verde in ogni stagione. Sulla terra degradata, le piante pioniere e gli alberi balia avviano la pompa dove altrimenti non crescerebbe nulla, e il rinverdimento la porta a interi paesaggi.
Il legno come riserva a lungo termine. Gli alberi trattengono carbonio nel tronco e nelle radici per decenni e secoli. Alberi antichi come gli ulivi millenari, il leccio e la sughera sono riserve che non si sostituiscono in fretta; per questo proteggerli viene prima di piantarne di nuovi. Il sistema silvopastorale riporta gli alberi sui pascoli.
La lettiera torna al suolo. La pacciamatura e la pacciamatura a strati riportano in superficie il materiale tagliato, invece di bruciarlo o portarlo via. Il compost raccoglie in un solo luogo gli scarti di cucina e dell'orto; durante la decomposizione una parte del loro carbonio sfugge come anidride carbonica, il resto arriva al suolo come materiale grumoso e pieno di vita. Le piante da biomassa si coltivano proprio per essere tagliate e lasciate a terra. La cultura a cumulo interra legno che si decompone nel corso degli anni.
Radici vive tutto l'anno. L'inerbimento, la pacciamatura viva e il sovescio tengono radici nel terreno tra gli alberi e fuori dalla stagione principale, e portano carbonio là dove ha più probabilità di restare. Le piante azotofissatrici forniscono l'azoto di cui la vita del suolo ha bisogno per trasformare il carbonio in sostanza organica durevole. Graminacee dalle radici profonde come il vetiver portano carbonio in profondità e tengono fermi i pendii.
Nutrire i partner sotterranei. I funghi della micorriza portano lo zucchero delle piante lontano nel suolo e aiutano a cementare gli aggregati. Tutta la rete trofica del suolo dipende da un terreno che non venga rivoltato di continuo. Sulla terra nuda e secca, una crosta biologica è spesso la prima pelle viva che assorbe carbonio.
Proteggere la riserva. Una buona struttura del suolo tiene la sostanza organica al riparo negli aggregati. Il biochar è la forma di carbonio più durevole che un suolo possa ricevere: in una meta-analisi di studi con isotopi, circa il 97 per cento del suo carbonio apparteneva a una frazione con un tempo medio di residenza stimato di circa 556 anni. La terra preta dell'Amazzonia mostra che il materiale carbonizzato può mantenere fertile la terra per secoli.
Rallentare il ritorno nell'aria. Un suolo che resta coperto e ombreggiato resta più fresco, e la respirazione del suolo rallenta. Pacciame, copertura viva e ombra qui fanno più di qualsiasi additivo. Dove il materiale organico volerebbe via o brucerebbe, la pacciamatura minerale tiene almeno fresca la superficie.
Misurare invece di credere. Solo un'analisi del suolo, ripetuta negli anni negli stessi punti, mostra se il carbonio si sta davvero accumulando. Nel frattempo la prova della vanga mostra in campo aggregati, radici e colore.
Negli oliveti mediterranei una meta-analisi ha rilevato che l'inerbimento ha aumentato il carbonio del suolo di circa 1,1 tonnellate per ettaro e anno rispetto alla gestione convenzionale, gli ammendanti organici, soprattutto la sansa, di circa 5,3 tonnellate. Sono ritmi dei primi anni dopo un cambiamento, e non durano all'infinito. Il carbonio del suolo si avvicina a un nuovo equilibrio e poi smette di crescere; la capacità di un suolo è finita; e il guadagno è reversibile, perché l'aratura e il suolo nudo rimandano il carbonio nell'aria. Per Terra Humana il carbonio del suolo è quindi anzitutto una questione di fertilità, acqua e vita. Non facciamo con esso promesse di compensazione.
Il carbonio a Sa Medada
Sa Medada è un pendio presso Jerzu, in Ogliastra, sul versante orientale della Sardegna, con un'estate secca all'incirca da maggio a settembre e inverni miti. Sopra terra il carbonio del terreno si trova soprattutto nel vecchio oliveto e nella macchia dei pendii più ripidi.
Quanto carbonio contenga il suolo non si sa. Un'analisi di laboratorio del suolo non esiste ancora, e quindi manca un valore di partenza con cui misurare un cambiamento; per questo non ne diciamo nulla. La carta dell'umidità ricavata dai dati LiDAR mostra un'area principale relativamente secca e impluvi più umidi ai margini. Su una terra così il lato dell'apporto è la strozzatura: nella lunga stagione secca, sul suolo scoperto cresce poca materia vegetale nuova.
Il Progetto Eden comincia quindi dalle stazioni in cui il ciclo prende avvio. Le piante pioniere portano foglie sul suolo scoperto, una copertura del suolo tiene fresca la superficie e nutre la vita del terreno, e l'acqua trattenuta sul pendio dovrebbe permettere alle piante di restare verdi più a lungo nell'estate. Nel terreno crescono piante azotofissatrici, finora senza inoculo: Tephrosia, albero del corallo, Inga edulis, pacay, arachide bambara, fava e leucaena. Dovrebbero fornire l'azoto che serve alla vita del suolo per costruire sostanza organica. Se tutto questo aumenterà il carbonio nel suolo, lo diranno solo misurazioni ripetute negli anni.
Sa Medada
Così è da noi
Un'analisi di laboratorio del suolo di Sa Medada non esiste ancora, quindi non c'è un valore di partenza per il suo carbonio, e non ne indichiamo nessuno. Il Progetto Eden comincia dove comincia il ciclo: con piante pioniere che portano foglie sul suolo scoperto, con una copertura che tiene fresca la superficie e con la ritenzione dell'acqua, perché le piante restino verdi più a lungo nell'estate.
Scopri il Progetto EdenPiante in questa voce
Domande frequenti
Quanto carbonio è immagazzinato nel suolo?
Più che in tutte le piante della Terra. Secondo la carta mondiale del carbonio organico del suolo pubblicata dalla FAO nel 2017, i primi 30 centimetri dei suoli del pianeta contengono circa 680 miliardi di tonnellate di carbonio, mentre l'intera vegetazione ne contiene circa 560 miliardi. Molto è già andato perduto: uno studio di modellazione globale stima che l'agricoltura sia costata ai suoli ben oltre 100 miliardi di tonnellate di carbonio negli ultimi 12.000 anni.
Costruire humus può compensare le emissioni di CO2?
Solo in misura limitata, e solo finché il suolo viene curato. La scienza del suolo indica tre limiti. La quantità che un suolo può accogliere è finita, perché il carbonio si avvicina a un nuovo equilibrio e poi smette di crescere. Il guadagno è reversibile, perché l'aratura e il suolo nudo lo liberano di nuovo. E altri gas serra, come il protossido di azoto, possono cambiare nello stesso tempo. Terra Humana costruisce quindi humus per la fertilità, l'acqua e la vita del suolo, e non fa con esso alcuna promessa di compensazione.
Perché le radici contano tanto per il carbonio del suolo?
Perché il carbonio che arriva sotto terra ha più probabilità di restare. Le radici rilasciano zuccheri e altre sostanze a diretto contatto con i minerali e con la vita del suolo, e le radici morte si decompongono dentro il terreno anziché in superficie. In una prova di campo con la veccia vellutata, il cui carbonio era marcato con un isotopo, alla fine della stagione vegetativa restava nel suolo quasi la metà del carbonio delle radici, ma solo il 13 per cento di quello delle parti aeree. Radici vive tutto l'anno sono una delle leve più forti per costruire humus.
Quanto resta il biochar nel suolo?
Molto più a lungo di qualsiasi altro materiale organico. Una meta-analisi di studi che hanno seguito il carbonio del biochar con isotopi ha trovato due frazioni: circa il tre per cento si è decomposto nel giro di mesi, mentre circa il 97 per cento apparteneva a una frazione con un tempo medio di residenza stimato di circa 556 anni. Il biochar è quindi una riserva durevole di carbonio nel suolo. Il suo valore per la terra, però, sta soprattutto nei suoi pori, che trattengono acqua e offrono riparo alla vita del suolo.
Quanto velocemente può crescere il carbonio del suolo in clima mediterraneo?
Lentamente, e più in fretta nei primi anni dopo un cambiamento. Una meta-analisi su oliveti, vigneti e mandorleti mediterranei ha rilevato che l'inerbimento negli oliveti ha aumentato il carbonio del suolo di circa 1,1 tonnellate per ettaro e anno rispetto alla gestione convenzionale, gli ammendanti organici, soprattutto la sansa, di circa 5,3 tonnellate. Col tempo il ritmo cala, perché il suolo si avvicina a un nuovo equilibrio, e il caldo continua a decomporre la sostanza organica. Solo analisi del suolo ripetute mostrano che cosa resta davvero.

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Vedi nella pratica
Fonti
- FAO & ITPS, Global Soil Organic Carbon Map (GSOCmap), versione 1.0 (2017)
- FAO, Soil Organic Carbon: the hidden potential (2017)
- Sanderman, Hengl & Fiske, The soil carbon debt of 12,000 years of human land use, PNAS 114 (2017), con correzione PNAS 115 (2018)
- Hinsinger, Soil organic matter content in Mediterranean regions, documento di discussione del Focus Group EIP-AGRI, Commissione europea, p. 4 e tabella 1 (2014), da Zdruli, Jones e Montanarella, Organic Matter in the Soils of Southern Europe, EUR 21083 EN (2004)
- Puget & Drinkwater, Short-term dynamics of root- and shoot-derived carbon from a leguminous green manure, Soil Science Society of America Journal 65 (2001)
- Vicente-Vicente et al., Soil carbon sequestration rates under Mediterranean woody crops using recommended management practices: a meta-analysis, Agriculture, Ecosystems & Environment 235 (2016)
- Powlson, Whitmore & Goulding, Soil carbon sequestration to mitigate climate change: a critical re-examination to identify the true and the false, European Journal of Soil Science 62 (2011)
- Wang, Xiong & Kuzyakov, Biochar stability in soil: meta-analysis of decomposition and priming effects, GCB Bioenergy 8 (2016)
- Lehmann & Kleber, The contentious nature of soil organic matter, Nature 528 (2015)
- Dambruoso, de Gennaro, Di Gilio, Palmisani & Tutino, The impact of infield biomass burning on PM levels and its chemical composition, Environmental Science and Pollution Research 21 (2014)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14






